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Essere donna oggi nella Romagna che vive in dialetto

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Essere donna oggi nella Romagna che vive in dialetto

Testo intenso e leggero che disegna una bella figura femminile con la voglia di reagire e l’inventiva tipica delle donne romagnole. Una Romagna che guarda oltre le malinconiche nostalgie: tra un sorriso e un ricordo drammatico la protagonista racconta di sé e diventa una piccola grande eroina.

A Riccione seconda edizione della rassegna Lingua Madre. Il percorso tra memoria e identità della poesia contemporanea in dialetto romagnolo – sotto la direzione artistica dei Fratelli di Taglia – si trasferisce dal foyer al palcoscenico del Teatro del Mare per un dittico dedicato a Francesco Gabellini, poeta e drammaturgo di origini riccionesi che scrive nel dialetto collinare della terra natia.

Sabato 12 gennaio (ore 21,15) in cartellone il suo testo teatrale La Custode , affidato all’interpretazione di Francesca Airaudo diretta da Francesco Tonti. Una produzione La Compagnia del Serraglio – Città Teatro con le musiche di Marco Mantovani e le luci di Nevio Cavina.

Cosa potrebbe succedere se durante i lavori di trasformazione della storica pensione Iris in lussuosi appartamenti, si rinvenissero i resti di una domus di epoca romana? In scena riflessioni e speranze di una ex albergatrice che si trova a dover fare i conti con un passato che ostacola i propri progetti e allo stesso tempo le offre un nuovo, diverso, punto di vista.

Il testo disegna una bella figura femminile con la voglia di reagire e l’inventiva tipica delle donne romagnole. Genuina icona di quella Romagna che ancora oggi vive in dialetto, protagonista di una piece intensa e leggera in cui Gabellini spinge verso il futuro i suoi personaggi legati alla terra, luogo di comunicazione senza retorica. Lo spunto poetico si interseca inoltre con l’attualità, laddove spesso, anche nelle località della Riviera, la costruzione di edifici commerciali o di opere pubbliche porta alla luce siti archeologici e spinge a interrogarsi sul rapporto fra presente e passato.

Come in altri testi di Gabellini anche ne La Custode non prevale la malinconia dettata dal sentire nostalgico di chi mette l’accento sul passato. Tra un sorriso e un ricordo drammatico la protagonista racconta di sé, diventando una piccola grande eroina, capace di resistere.

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